È un pubblico in tripudio quello che ha assistito domenica scorsa all’esibizione del cantautore e pianista Raphael Gualazzi, durante il suo concerto all’interno di una vera e propria novità nella nuova programmazione della venticinquesima edizione di “Armonie d’Arte”, che esula dalla dimensione programmatica del festival pur offrendo respiro e leggerezza ai tanti che seguono ogni tappa di questo percorso.
Una pensata che ha sicuramente trovato il riscontro del pubblico, numerosissimo per l’occasione, che si è ritrovato sul palco un Gualazzi imbarazzato, come sorpreso dall’enorme calore del pubblico che però non lo distrae minimamente durante l’esibizione. La padronanza musicale e del pianoforte dimostrata fin dalle prime battute instaura un fitto dialogo col pubblico, che non riesce ad aspettare la fine di ogni canzone per ringraziare l’artista con uno scroscio d’applausi. Gualazzi esibisce la sua versatilità ritmica alternando momenti delicati e romantici come nel caso della canzone “Un mare in luce” alle progressioni jazzistiche di “Jameson’s Lament”. Certamente sa come tenere alta l’attenzione del pubblico e per questo, dopo brani decisamente strappalacrime – è un complimento il mio -, la sua personale scaletta prosegue con il divertissement “Vedi le fosche notturne spoglie” dal “Trovatore” di Verdi.
Ma come già anticipato, il partecipativo ed educato pubblico dello Scolacium risponde continuamente ad ogni canzone e costringe il nostro artista ad emozionati e compiaciuti sorrisi. La straordinaria capacità di Gualazzi è quella di abbracciare in ogni sua parte lo spettro emotivo artistico, e così trova il suo spazio anche una pungente ironia con il brano satirico “Italià”, dedicato al tema dell’immigrazione e che non risparmia velate stilettate alla classe dirigente nazionale. Sul palco il cantautore marchigiano non parla molto, bensì si limita alla presentazione dei brani e a frasi epigrammatiche come: «Gli strumenti acustici sono unici, così come ogni pubblico, l’unicità va preservata». Il concerto prosegue senza intoppi fino ai brani più conosciuti come “Follia d’amore” e “Sai (ci basta un sogno)”, con il pubblico che concede persino una standing ovation.
Prima del congedo, Gualazzi si dimostra persino giocherellone, beffando per ben due volte il pubblico fingendo la fine del concerto. Un’esperienza unica e che ha lasciato tutti contenti, non solo per la performance dell’artista ma anche per lo straordinario lavoro di coloro che lo hanno coadiuvato durante l’intero spettacolo: Gianluca Nanni alla batteria, Anders Ulrich al contrabbasso, il direttore d’orchestra Marco Codamo ed infine il primo violino Manuel e tutta l’Orchestra Sinfonica Brutia. Attendiamo fremendo il ritorno in Calabria di un entusiasmante musicista come Raphael Gualazzi, sperando che non ci abbandoni a questa Malinconia di averti …avuto, almeno per questa domenica.
