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Non c’è Morricone senza Ennio: l’elogio di Armonie d’arte al lato “pop” del Maestro

Come si può spiegare la musica di Ennio Morricone? C’è un modo forse per farlo? Un esperimento è stato fatto all’inaugurazione della venticinquesima edizione di Armonie D’Arte Festival, che al Parco Archeologico dello Scolacium ha portato il Coro Lirico Siciliano con un ensemble vocale ed orchestrate dal titolo “Morricone POP star”. L’obiettivo della serata era quello di mostrare i due “maestri Morricone”: il primo, quello legato al cinema e ai suoi grandi successi tra le colonne sonore per le pellicole di Sergio Leone come “Mission” e “C’era una volta in America” e quelle per Giuseppe Tornatore per i film “Malena” e “Nuovo Cinema Paradiso”; la seconda, quella più “pop” e inerente a quella che chiameremo oggi una “cultura meno impegnativa” con le composizioni che spaziano da “Se Telefonando” a “Il Mondo” e “Che cosa c’è”

Un viaggio alla scoperta di due facce della stessa medaglia corrispondenti alla persona eclettica del Maestro. Nella sua carriera Morricone ha scritto più di quattrocento componimenti tra musiche dei film western, orchestra sinfonica e musica sperimentale e d’avanguardia, di cui alcuni tra i brani più “pop” sono stati eseguiti alternando interviste, frasi e citazioni del Maestro, iniziando dal suo elogio funebre che lui stesso scrisse prima di morire cinque anni fa, mettendosi agli antipodi del concetto di “pop star”. La sua inclinazione al riserbo e a una vita semplice, fatta quasi esclusivamente di lavoro, sono stati documentati in “Ennio” il film girato nel 2021 da Giuseppe Tornatore, in cui il regista ha riprodotto più di tre ore di momenti salienti della sua carriera, o quelli nelle sale prove in cui annotava gli spartiti sugli scontrini mentre parlava al telefono, ma mai i suoi affetti, il suo lato nascosto dalle telecamere, tutto ciò che non rientrerebbe nel considerarsi “pop star” di cui le vite sono per lo più fatte di gossip e una vita dissoluta. Morricone era semplicemente Ennio. 

L’alternarsi della voce fuori scena che durante la performance ha interrotto la melodia durante l’esibizione del Coro o la sovrapponeva, ha voluto in qualche modo raccontare Morricone mettendo in risalto questa sua perpetua contraddizione tra il suo essere uno dei più grandi compositori internazionali  e semplicemente un uomo con una visione della musica che all’inizio della sua carriera fu solo un modo per sopravvivere alla fame della guerra. Il bianco e nero così si fondono in una linea grigia fatta di un “divo” nella sua  conformazione più umana e meno eterea, più vera e meno divina. Così, se si potesse spiegare Morricone, si dovrebbe cominciare col dire che non ci sarebbe stato Morricone senza Ennio. 

Foto di Massimiliano Natale