Vinicio Capossela Scolacium

Vinicio Capossela allo Scolacium: il viaggio negli inferi della Calabria

Il fuoco, la speranza della redenzione, l’ascesa sublime di un’eternità che non ci appartiene ma che vanamente tentiamo di raggiungere. Sono stati questi i punti cardinali del viaggio musicale intrapreso da Vinicio Capossela al Parco Archeologico Scolacium, lo scorso 12 agosto con la sua “Bestiale Comedìa”.

Uno spettacolo frutto di una ricerca musicale, artistica e letteraria che l’artista di origine irpina porta avanti da tempo, esplicitamente ricca di riferimenti danteschi. Tutta la discografia di Capossela, infatti, riecheggia l’universo metafisico del Sommo Poeta attraverso una ricerca della ritualità, del primordiale, delle radici mistiche della propria cultura, tutta volta a decifrare e restituire la complessità dell’animo umano. Ma non solo.

Un viaggio tra gli inferi calabresi, tra i roghi dell’Aspromonte in fiamme. <<Affacciarsi a Dante è affacciarsi al pozzo della natura umana – ha spiegato Capossela – a partire dalla forma a imbuto della cosmogonia della Comedìa, ho sempre avuto attrazione per il genere umano, i suoi miti, per il sublime, per l’inferno, per il peccato e per la virtù, per tutto ciò che desta meraviglia è quello che da quindici anni conduce il mio cammino in musica e parole. Ma sono vicino al cordoglio dei calabresi per le devastazioni in atto sul loro territorio: un gesto gravissimo e vigliacco.>>.

Poi, il riferimento a Riace, ai peccatori, i veri dannati che fanno guerra al povero. Per non parlare del tema dell’esilio, con riferimento al canto XXVI di Ulisse, tema sempre caro al cantautore e che riprende con ispirazione al grande artista livornese Modigliani, ma che dice: “Ad ogni artista che ha dovuto lasciare la sua patria e abbraccia la patria dell’umanità”. Infine, tra la speranza e il bagliore dettato dall’amore si arriva alla redenzione, nel vano tentativo di abbracciare un’eternità, non nostra, benché non siamo eterni. Eppure, una sorta di eternità possiamo averla, rallentando, ritornando alle origini, muovendosi quasi al contrario di un mondo che accelera sottoponendoci ad una visione apocalittica. E allora, forse questo è il caso di fermarsi. E allora, cala il sipario.

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