Pollino Aspromonte patrimonio UNESCO

Perché il Pollino e l’Aspromonte sono oggi patrimonio dell’UNESCO

Tityre, tu patulae recubans sub tegmine fagi, silvestrem tenui Musam meditaris avena” ovvero “Tu, Titiro, sdraiato all’ombra di un faggio, intoni sulla zampogna leggera un canto silvestre” scriveva Virgilio nelle sue Bucoliche. Il faggio, infatti, è una costante nelle opere di scrittori e poeti di ogni epoca e proprio grazie alla sua maestosità e alla sua incredibile capacità di adattamento a condizioni climatiche sfavorevoli e mutevoli, la Calabria per la prima volta è entrata a far parte della lista dei patrimoni ambientali da proteggere dell’UNESCO.

Dopo l’amara delusione della bocciatura degli Ecosistemi forestali della Sila all’iscrizione nella Lista del Patrimonio Mondiale come sito naturale nel 2019, è arrivato inaspettatamente il riscatto della regione: il Parco Nazionale del Pollino, al confine tra Calabria e Basilicata, e quello dell’Aspromonte, infatti, sono diventati destinatari dell’ambito riconoscimento da parte dell’UNESCO. Candidati nel 2020, oggi sono ufficialmente iscritti nella World Heritage List sotto la voce Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe, ovvero “Antiche e primordiali faggete dei Carpazi e di altre regioni d’Europa”.

Perché il Pollino e l’Aspromonte fanno parte della lista del patrimonio UNESCO

L’eccellente risultato è frutto di una decisione maturata nella giornata del 28 luglio 2021 nel corso della 44esima sessione del Comitato per il Patrimonio Mondiale che, in occasione dei lavori tenuti a Fuzhou in Cina, ha riconosciuto «i caratteri ecologici peculiari di ulteriori faggete vetuste mediterranee nei parchi nazionali di Aspromonte, Gargano e Pollino», come ha sottolineato il Ministero della Transizione ecologica. Le foreste di faggi accompagnano quelle di altri 9 Paesi, costituendo un sito seriale transnazionale comprendente, oltre all’Italia, Bosnia Erzegovina, Repubblica Ceca, Slovacchia, Montenegro, Macedonia del Nord, Polonia, Serbia e Svizzera.  Sempre secondo la Commissione, infatti, esse rappresentano «un eccezionale esempio di foreste temperate e intatte e mostrano uno dei più completi ed esaurienti modelli e processi ecologici di faggeta europea». 

Parco Nazionale dell’Aspromonte

Pollino Aspromonte patrimonio UNESCO

I luoghi in cui dimorano le faggete premiate sono il Parco Nazionale dell’Aspromonte e il Parco Nazionale del Pollino. Il primo prende il nome dal Massiccio omonimo e oggi è diventato un Geoparco in quanto promuove la protezione e l’uso del patrimonio geologico in modo sostenibile. È un sito florido dal punto di vista faunistico, floristico, geologico e culturale. In particolare la flora presente nel territorio del Parco comprende circa 1.500 specie, quindi oltre il 50% della flora regionale. Questo importante dato è da collegare ad una serie di fattori come la posizione geografica del massiccio al centro del Mediterraneo e le sue caratteristiche geomorfologiche e climatiche, con differenze climatiche tra i versanti dello Ionio e del Tirreno. A bassa quota regnano gli elementi più caratteristici della macchia mediterranea come la ginestra, il leccio e il mirto. Nelle zone più alte sono presenti le faggete, talvolta miste ad abete bianco che, insieme alle altre formazioni calabresi, presenta caratteristiche uniche in termini di capacità di adattamento e di accrescimento.

Parco Nazionale del Pollino

Pollino Aspromonte patrimonio UNESCO

Invece il Parco Nazionale del Pollino è localizzato a cavallo tra due regioni, la Basilicata e la Calabria attraversato da numerosi corsi d’acqua come il Sinni e il Lao. L’intera zona è formata dai Massicci del Pollino e dell’Orsomarso e le vette più alte del Parco sono il Serra Dolcedorme, la cima più elevata del Pollino e dell’Appennino meridionale con i suoi 2.267 mt e il monte Pollino alto 2248 mt. Il Parco è oggi considerato l’area protetta più estesa d’Italia e all’interno sono presenti numerosi e interessanti i fossili. Tra questi spiccano le Rudiste, molluschi marini vissuti 60 milioni di anni fa, mentre nella valle del Mercure è stato trovato lo scheletro di un elefante. Infine, in questo favoloso luogo, proliferano erbe officinali che nascono spontaneamente nei pianori ad alta quota come l’Aneto, l’Assenzio, la Belladonna, la Camomilla, l’Edera e la Lavanda.

Le faggete sono le aree interessate dal riconoscimento

Le specifiche aree interessate dal riconoscimento sono le faggete vetuste del monte Pollinello in provincia di Cosenza e di Cozzo Ferriero in provincia di Potenza, entrambi facenti parte del Parco Nazinale del Pollino e, infine, la Valle Infernale del Parco Nazionale dell’Aspromonte. Il Monte Pollinello, alto 1820m sopra il livello del mare e situato nei pressi del comune di Castrovillari, presenta un sentiero costellato di bellissimi esemplari di Pino Loricato (Pinus heldreichii) e da grandi faggi (Fagus sylvatica). Sul monte Cozzo Ferriero si estende un’area di circa 70 ettari in cui vegetano faggi monumentali di circa 500 anni, altre specie arboree e un accumulo di alberi morti in piedi e schiantati, tipici delle faggete vetuste, nelle quali l’assenza di impatti significativi dovuti alla mano dell’uomo per un periodo di tempo prolungato, ha consentito la creazione di biomi ricchi e complessi.

Infine l’unicità della faggeta vetusta di Valle Infernale, come ha spiegato il Presidente dell’Ente Parco Nazionale dell’Aspromonte, Leo Autelitano, «è  legata anche al substrato geologico metamorfico e ai processi tettonici che caratterizzano il paesaggio selvaggio d’Aspromonte creando un ambiente unico nell’area di distribuzione del faggio. L’ingresso nel sito seriale “Ancient and Primeval Beech Forests of the Carpathians and Other Regions of Europe”, certifica l’unicità ecologica di Valle Infernale, quale scrigno di biodiversità che sarà possibile conservare per le generazioni future nonostante i cambiamenti climatici in atto».

L’immenso valore delle faggete vetuste

Le “foreste di faggio antiche e primordiali dei Carpazi e di altre regioni d’Europa” sono un sito seriale transnazionale comprendente 108 parti componenti in 20 paesi e 61 zone protette. Esse rappresentano un eccezionale esempio di foreste di latifoglie temperate complesse e indisturbate e offrono varie tipologie di modelli e processi ecologici completi del faggio europeo in condizioni ambientali differenti. Il faggio, in particolare, è un modello di adattabilità genetica in quanto è stato capace di sopravvivere alle condizioni climatiche sfavorevoli durante l’era glaciale. L’interazione tra una diversità di ambienti, climi e specie continua a plasmare queste comunità di foreste di faggio. La necessità di difenderle nasce dalle molteplici minacce a cui sono soggette quali il disboscamento con la conseguente frammentazione dell’habitat, le attività umane che possono causare cambiamenti microclimatici e la presenza di infrastrutture, fonte di cambiamento della composizione della specie e spostamento dell’habitat.

Come spiega il Ministero della Transizione ecologica, grazie all’azione di tutela “garantita dalle riserve integrali dei parchi nazionali in stretta sinergia con i Carabinieri forestali, in queste faggete si conservano inalterati i cicli naturali della vita degli alberi che rendono la foresta vetusta più resistente ai cambiamenti globali: queste foreste rappresentano, infatti, veri e propri laboratori naturali dove vivono alberi adattati a superare estati calde siccitose contribuendo così alla mitigazione del cambiamento climatico”.

L’auspicio è che questo primo passo conduca ad accendere nuovamente i riflettori anche sul meraviglioso Parco Nazionale della Sila, il quale presenta tutti i requisiti per accrescere la lista dei Beni ambientali transnazionali da preservare per le future generazioni. 

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