In-ruins: l’archeologia calabrese che rinasce attraverso l’arte contemporanea

Si conclude la III edizione di In-ruins, il progetto di residenza e ricerca artistica curato da Associazione Archeofuturo che punta a promuovere e ripensare il patrimonio archeologico calabrese e mediterraneo attraverso l’arte contemporanea. In In-ruins, tramite attività di residenza, il rapporto tra patrimonio e ricerca artistica si fa mezzo di riattivazione storiografica, condivisione culturale e pratica sociale.

In-ruins: il progetto

Diretto da Maria Luigia Gioffrè e Nicola Guastamacchia, il programma di quest’anno si è svolto tra due dei più importanti siti archeologici del meridione: il Polo Museale di Soriano Calabro (VV) e Villa Romana Palazzi di Casignana (RC), due località a poco più di un’ora di distanza l’una dall’altra, espressioni di aspetti e storie differenti della Calabria.

Il progetto, reso possibile dal patrocinio con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Reggio Calabria e Vibo Valentia e dal supporto del Comune di Soriano Calabro e del Comune di Casignana, ha ricevuto quest’anno oltre 180 domande di partecipazione da tutto il mondo. Sono 5 gli artisti selezionati che hanno preso parte alla III edizione del progetto: Alice Pedroletti, Gianmarco Porru, Armando Perna, SV Randall, The New Liquidity.

Le tappe del progetto e il confronto con la cultura territoriale

Prima tappa: Soriano Calabro

Nella prima tappa, gli artisti selezionati sono stati invitati a confrontarsi con le rovine del complesso monumentale del Convento di San Domenico di Soriano Calabro, centro di studio tra i più importanti d’Europa nel XVII secolo e distrutto dal terremoto del 1783. Soriano è un paese ricco di più o meno note tradizioni, riti, miti e folklore, approfonditi anche e soprattutto presso gli archivi storici dell’adiacente Biblioteca Calabrese, contenente oltre 30.000 volumi dal 1500 a oggi. Con la presenza degli artisti, il sito si è trasformato, per il periodo di due settimane, in un vero e proprio foro di dialogo e studio nonché punto di partenza per tessere relazioni con la comunità e il territorio.

La rovina e l’archeologia sono state quindi interrogate non solo con attenzione al bene monumentale e alla traccia architettonica, ma anche attraverso l’individuazione di narrative e antichi mestieri sommersi dal tempo. È questo il caso di Gianmarco Porru, che a Soriano si è dedicato ad apprendere l’antica arte e ricetta del “mostacciolo”, lavorando al fianco di uno degli ultimi “Mastri” rimasti in paese. Nel lavoro di Porru un approccio originale alla tradizione del biscotto è rivelata dalla scelta delle forme, definite dall’artista ricomponendo resti scultorei distinti, custoditi nel Museo dei Marmi. Muovendosi quindi tra marmo e pane, briciole e venature, Porru coniuga passati vicini e lontani; ed è su questa siderale distanza che costruisce la sua ricerca, mossa da una citazione di Voltaire trovata inaspettatamente in apertura di un testo di Tommaso Campanella disponibile presso la Biblioteca. Nasce così l’intuizione che anche il cielo possa essere crollato e che i marmi, le rovine e i resti vengano integrati con parti di cielo trovate in terra. Un’operazione volta a riabilitare il cielo come strumento di conoscenza, già portata avanti con l’attenzione a fiabe, miti e creature della produzione precedente dell’artista.

Il recupero di narrative sommerse è oggetto del lavoro di Alice Pedroletti, la cui ricerca muove dal ritrovamento di un piccolo archivio fotografico di album di famiglia degli abitanti del paese: tra le foto ne spicca una dove otto bambini, tutti di genere maschile, sono raffigurati con in mano un biscotto mostacciolo. A partire da questo materiale, Pedroletti lancia un invito alle mamme e bambine del paese per la riproduzione alternativa e partecipata di questa fotografia in chiave presente e femminile. Oggetto da custodire e da cui ripartire per una pratica della fotografia quale guardiana della memoria e delle storie delle comunità.

Ritualità e religiosità, cerimoniosamente scandite e partecipate dall’intera comunità, emergono nel lavoro del duo The New Liquidity, composto dagli artisti Selma Boskailo e Anders Ehlin, che catapultati nel mezzo di uno degli eventi più iconici della cultura del Sud Italia – la processione della festa patronale – il duo bosniaco-svedese, che trova nel suono il mezzo principale della propria ricerca e produzione, ha registrato l’intero svolgimento itinerante del rito, giungendo a realizzare una traccia sonora presentata come installazione immersiva tra le rovine del complesso monumentale.

Il fotografo calabrese Armando Perna guarda invece a un altro momento delle celebrazioni: la preparazione del rito e della processione, l’arrivo delle persone a messa, i saluti, le chiacchiere, i sussurri e le preghiere dedicate alla cinquantenaria ricorrenza della deposizione del dipinto acheropita di San Domenico. Studioso da tempo anche in ambienti accademici dell’architettura e storia della Regione, Perna coglie l’occasione di farsi testimone, attraverso l’occhio fotografico, del fare e perpetuare comunità.

L’architettura e le sue possibili declinazioni ritornano nell’opera dell’artista newyorkese SV Randall, il quale plasma oggetti e narrative attraverso la pratica della scultura. Randall reimmagina l’intero sito archeologico e lo riproduce per mezzo del materiale effimero della sabbia.

Seconda tappa: Villa Romana a Palazzi di Casignana

La seconda fase della residenza In-ruins 2022 si è svolta presso la Villa Romana a Palazzi di Casignana, uno dei siti più importanti del meridione ionico. La Villa si estende sulla costa per quasi 15 ettari terrestri, nonché si racconti anche di rovine esplorabili soltanto attraverso spedizioni sottomarine. Un luogo caratterizzato da un forte impatto estetico delle rovine che custodisce, ma soprattutto per la tipologia di sito, dato che la Strada Statale 106 lo attraversa nel mezzo.

Adagiandosi su precedenti tracce di epoca greca, la Villa Romana include costruzioni residenziali e termali, preservando 25 stanze e 500 metri quadri di pavimenti mosaicati. Questo è il nucleo di mosaici più grande ritrovato in Calabria e le ultime nuove scoperte risalgono al luglio 2022.

Alcuni artisti hanno hanno sviluppato linee di continuità con la tappa precedente. È questo il caso di Armando Perna, che ha continuato a esplorare la stratificazione di ere architettoniche e il riciclo della pietra e altri materiali da costruzione nel corso del tempo. In particolare, Perna ha in qualche modo deviato il tipico percorso entro le stanze mosaicate della villa, per concentrarsi su una costruzione abbandonata poco distante. Confiscata ormai da anni, infatti, questa casa di campagna cela una voragine scavata per l’accertamento della presenza di altre rovine sotto di essa. In particolare, la casa è stata costruita su fondamenta appartenenti ad antichi edifici romani. Con il mezzo fotografico l’artista ha quindi provato a raccontare il sito in trasformazione, tra gli scavi effettuati e prima della demolizione che li restituirà alla collettività.

The New Liquidity, il duo composto da Anders Ehlin e Selma Boskailo, ha altresì approfondito la propria ricerca già iniziata a Soriano Calabro in chiave sonora e installativa. La peculiarità della ricerca svolta a Casignana è nell’attenzione all’interazione tra la natura silente del sito e la sonorità invadente della vicina strada e della struttura stessa costruita per riparare le rovine, dove il vento si incanala creando armonie a tratti inquietanti e cinematografiche.

Alice Pedroletti e SV Randall hanno invece approfittato del cambiamento di location per avviare un tentativo di collaborazione attraverso interventi performativi e documentazione fotografica, entrambi volti a riabitare le stanze della villa e riempire con i propri movimenti le aree rimaste ormai perdute di muri e mosaici. Il risultato è una narrazione visuale e poetica dove corpi – mai distinguibili – proiettano tridimensionalmente nello spazio i vuoti lasciati dal tempo. Un processo, seppur temporaneo, di riattivazione dello spazio archeologico in chiave sensibile.

Tra passato e presente si inserisce altresì l’installazione “Six towels and a playlist for an orgy” di Gianmarco Porru, che immagina le terme della Villa come luogo intriso di erotismo e intimità. L’installazione consiste in sei asciugamani il cui design si ispira alle Nereidi rappresentate in uno dei mosaici principali del sito, ed è stata sviluppata anche in forma di staged photo. Una playlist che comprende brani moderni e contemporanei accompagna questo set-up tanto spontaneo quanto sperimentale e provocatorio.

Nella terza edizione della residenza di In-ruins le rovine archeologiche si confermano epicentri, vettori e punti di vista per esplorare contesti topografici, storici e culturali più ampi, dai quartieri che con esse confinano a orizzonti più distanti e inaspettati.

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