illustrazioni Mista Mark Catanzaro

Sciala POPolo: le illustrazioni di Mista Mark su Catanzaro

Matteo Marcucci, in arte Mista Mark, è un illustratore e graphic designer autore del trittico di illustrazioni “Sciala POPolo”: tre opere che rappresentano tre emblemi della città di Catanzaro per le persone che la vivono – o che l’hanno vissuta. Le sue illustrazioni sono di uno stile totalmente underground che riflette le subculture alle quali, in qualche modo, sente di appartenere. Ed è proprio dall’integrazione di queste, con forme e colori freschi e vivaci, la musica d’ispirazione della scena pop inglese anni ’80 e l’associazione a tre artisti di fama internazionale (Andy Warhol, Mimmo Rotella e Roy Lichstein), che nasce il trio di opere. Mark esce dagli stereotipi locali chiedendosi come loro avrebbero rappresentato la città in cui vive. Noi di NON lo abbiamo incontrato.

Intervista a Mista Mark su Sciala POPolo

Perchè tra tanti simboli della città, che potevano essere più iconografici, hai scelto questi?

Ma in realtà per una cosa abbastanza spontanea. È nato tutto dal concetto iniziale di pensare a tre massimi esponenti della pop art calati nel territorio catanzarese. La Brasilena come antagonista locale della Coca-Cola di Andy Warhol; la carta regalo della giocattoleria riprende la tecnica dello strappo di Mimmo Rotella e la sua opera “Heros”; la scala e meridiana si riferisce al lavoro dell’artista Roy Lichstein “This must be the place” di cui ho ripreso sia la frase che lo stile del puntinato.

C’è anche una questione riguardo ad un percorso di formazione un po’ più intimista e personale ma che secondo me riprende anche quello del medio catanzarese della mia generazione: la carta regalo indica l’infanzia e i regali scartati il giorno di Natale, la Brasilena la fase adolescenza come sorta di “bibita proibita”, la meridiana sono gli anni della maturità e della consapevolezza. La sua demolizione è come se rappresentasse una sorta di rottura con la fase antecedente: una scala che non porta da nessuna parte e che rispecchia quello che vivono i giovani con contratti a tempo determinato che vanno sempre a sfumare. La demolizione simboleggia proprio un momento in cui si prende consapevolezza e si comincia a concretizzare.

Se dovessi indicare ad ogni stampa una parola, quale daresti?

L’illustrazione “Just 4 one day” l’assocerei alla speranza. L’aspettativa della sorpresa che riprende anche l’opera di Rotella “Heros” con il leone che esce fuori. La speranza che per un giorno puoi sentirti un eroe. Soprattutto nel periodo particolare in cui viviamo è un modo di risentici eroi e dare speranza.

Alla “Brasilena” darei la parola “purificazione” perché è collegata molto al periodo estivo con gli amici per cui l’estate sembra quasi sempre un periodo di rigenerazione.

Alla scala di “Must be the place” darei “attesa”: una scala che non porta da nessuna parte e che sembra inutile, con il prolungamento di un’eterna adolescenza, che è anche la sensazione che la città di Catanzaro ti dà, per chi vive qui.

In attesa di cosa? Di un cambiamento?

Sia di crescita professionale anche un cambiamento generale. È come vivere in una bolla in cui è tutto fermo ad un livello ma non si riesce a “sbloccare il livello successivo”.

Secondo te cosa si può fare per “sbloccare il livello”?

Mah, in realtà ci sono delle iniziative interessanti e si vede un filo di rigenerazione. Il problema è però che mancano le persone e sicuramente un target giovane. Molti decidono di andarsene e si avverte proprio che manca una generazione all’interno del tessuto sociale.

Se dovessi parlare con un ragazzo diciottenne nel periodo post-maturità che vorrebbe fare il tuo lavoro e che ha intenzione di andarsene, gli consiglieresti di farlo?

Sì e no. No perché ora si può studiare ovunque da remoto e la città offre anche una serie di corsi di specializzazione o corsi di laurea come l’Accademia di belle arti. Qui però è vero che mancano degli spazi di coesione o con più situazioni in cui si possono conoscere persone in modo da poter lavorare con un flusso di lavoro continuo…

Se si potessero creare i presupposti, quali sarebbero le iniziative che secondo te sarebbero ottime per rimediare?

Sicuramente delle attrattive in senso lavorativo che non sia solo il festival o eventi. La città secondo me deve camminare a livello di attrattive sociali perché quello che noto io è che manca gente. Molte volte si dice che la nostra città è una città morta, ma non è proprio così perché gli eventi ci sono. Il problema è che non si è creato un tessuto sociale che consenta alle persone di essere partecipative per cui l’affluenza è sempre abbastanza scarsa.

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