“La Calabria è bellissima ma non ci sono i treni”

La Calabria che chiede treni e infrastrutture ha come sola risposta l’ambiguità del Recovery Fund.

Giugno 2020. Secondo un’indagine condotta da Willmedia, l’Italia del Nord viaggia molto più veloce rispetto a quella del Sud (dal momento che esistono due “Italie”). Se da un lato abbiamo Milano-Bologna con 200 km percorribili con i mezzi pubblici in 1 ora e 14 min, dall’altra parte abbiamo Napoli-Bari con 221 km percorribili in 3 ore e 56 minuti. Così come Torino-Brescia di 204 km e Palermo-Catania di 166 km: la prima in 2 ore e 31 min, la seconda in 3 ore e 49. Dulcis in fundo, il paragone con la Calabria: se da un lato abbiamo Brescia-Treviso con 181 km percorribili con i mezzi in 2 ore e 32 minuti, dall’altro abbiamo Reggio Calabria-Cosenza con 185 km (se si passa per la Jonica e facendo la tratta Catanzaro- SIbari) percorribili in 7 ore e 3 minuti.

Da Willmedia Italia

Dal primo giorno della sua esistenza, non è mai stato un segreto l’assenza di infrastrutture sulla costa Jonica. Eppure, si vede tagliata fuori dal PNRR (Piano Nazionale Ripresa e Resilienza) che avrebbe dovuto provvedere a risanare le carenze delle infrastrutture italiane. Nelle varie bozze del documento e quello infine approvato per la richiesta dei finanziamenti europei elargiti come Recovery Fund, la costa Jonica sembra avere delle voci ambigue, senza dei chiari impegni se non quelli già presi in una storia lunga fatta di promesse mai mantenute e di morti sulla statale 106 che sembrano sempre meno influenti. Ma perché la Calabria è stata tagliata dal Recovery Fund?

Calabria senza treni e senza Recovery Fund: storia delle richieste mai ascoltate

Il 12 gennaio del 2021 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale una prima bozza del PNRR
(Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza),
sottoscritto questa volta dall’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in cui lo Jonio veniva tagliato fuori. La politica non batte ciglio. Alcune associazioni si muovono chiedendo di essere ascoltate. Richieste totalmente ignorate perché intanto c’era la crisi di Stato. Subentra Mario Draghi, ma la bozza pubblicata a marzo pare la stessa: c’è qualcosa in più ma con maggiori ambiguità. Subito i vari comitati, le associazioni ferroviarie e gli stessi sindaci di alcuni comuni hanno fatto richiesta di ascolto: con una lettera inviata al premier Mario Draghi, i sindaci della Locride hanno chiesto che venissero considerate «con la giusta attenzione» le ragioni del territorio della fascia ionica reggina. Ma il testo rimane lo stesso fino all’approvazione definitiva del 30 aprile. Con molte ambiguità:

Punto n°1: riguardo l’Alta Velocità della Salerno-Reggio Calabria, tre righe: “Si estenderà l’Alta Velocità al Sud, lungo la direttrice Napoli-Bari che viene conclusa, e con la massima velocizzazione della Salerno-Reggio Calabria, ottimizzando gli interventi.” L’Associazione delle ferrovie in Calabria ribatte così: “Si tratta di opere in corso di realizzazione attraverso risorse finanziare stanziate dai precedenti governi, addirittura a partire dal 2010. Non c’è ancora alcun dettaglio, neanche minimo, su come si pensa di realizzare questa “massima velocizzazione della Salerno – Reggio Calabria”.

Punto n°2: riguardo la Jonica, questa volta è contemplata ma sul documento troviamo: “Si prevedono specifici investimenti di upgrading, elettrificazione e resilienza al sud (tra le linee specificatamente interessate si possono citare Ionica Sibari-Catanzaro Lido-Reggio Calabria, Venafro – Campobasso – Termoli, Nodo di Catania, Raddoppio Decimomannu Villamassargia, Collegamento ferroviario aeroporto di Olbia, e altre)”. Davanti a questo si apre il libro delle contestazioni e l’associazione ribatte: “Cosa si intende per upgrading? Dato che l’upgrade infrastrutturale è peraltro già in corso, finanziato per 500 milioni di Euro ai tempi di Del Rio Ministro dei Trasporti nel Governo Gentiloni”. Quindi, si intende, quello che si sta facendo già da anni? Cosa, invece, dovrebbe cambiare?

Dal testo definitivo del Recovery Fund

In sostanza, nessun grande progetto approvato, quando invece al Nord il documento pullula di progetti legati anche all’ecosostenibilità infrastrutturale. Cosa che, per il Sud e tantomeno per la Calabria, non è stata minimamente contemplata.

Cosa si sarebbe potuto fare con i soldi del Recovery Fund?

Ma cosa si sarebbe potuto fare con i soldi del Recovery? I progetti e le richieste da parte delle associazioni ferroviarie calabresi prevedono una serie di interventi non solo sul piano infrastrutturale, ma anche per la riqualifica del territorio:

– Completamento delle strade mai finite come la trasversale delle Serre, quella del medio Savuto e la SS 106 ionica;
– Investimenti sulla mobilità sostenibile: come la realizzazione della “Metropiana”ovvero la rasformazione delle Ferrovie Taurensi in tramvie extraurbane;
– Accelerazione del completo ripristino della Ferrovia Silana (già stanziati 25 milioni);
– Assetto ferroviario Catanzaro-Cosenza (interrotta da 10 anni);
– Potenziamento della Ferrovia Jonica (rimasta a 100 anni fa).

(L’immagine di copertina mostra il tempo percorribile per la tratta Crotone – Reggio Calabria: 15 ore se notturno, 6 ore 12 minuti orario feriale)

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